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giovedì 20 maggio 2010

LEZIONE DEL 17/05/2010

LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA


Nel 1859 Cavour decide di portare l’Austria a dichiarare guerra al Piemonte, poiché solo in questo caso la Francia si muoverà. Fa cominciare delle esercitazioni militari al confine con la Lombardia, mentre migliaia di volontari giungono da tutta Italia. Arriva anche Garibaldi, che guida i Cacciatori delle Alpi. L’Austria dice al Piemonte di cessare queste esercitazioni, i Piemontesi non si ritirano e l’Austria dichiara guerra al Piemonte. La Francia rispetta i patti di Plombieres, scende in guerra e ottiene una vittoria, dopo la quale Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrano a Milano, liberata dal dominio austriaco.
Francesi e Piemontesi vincono le battaglie di Solferino e San Martino e anche Garibaldi ottiene delle vittorie.
A questo punto, però, Napoleone III firma l’armistizio di Villafranca con l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Si decide a questo a causa delle proteste dei suoi sudditi dovute alle numerosissime vittime, dei costi elevati, e delle rivolte nell’Italia centrale. Infatti nel frattempo i patrioti del ducato di Parma e Piacenza, del ducato di Modena, della Toscana e di alcune città dello Stato pontificio avevano chiesto di entrare a far parte del regno del Piemonte.
Cavour avrebbe voluto continuare la guerra anche senza la Francia, ma poiché Vittorio Emanuele non volle, si dimise per protesta.
Comunque agli inizi del 1860 Cavour ritornò a capo del governo e gestì le annessioni dell’Italia centrale. Quindi vengono perse Nizza e la Savoia, ma si è formato uno stato del nord, che comprende Piemonte, Liguria, Sardegna, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana.



LA SPEDIZIONE DEI MILLE


Garibaldi aveva rinunciato alla pregiudiziale repubblicana, ma resta un democratico, crede nell’iniziativa popolare. La spedizione di Sapri era stata popolare, la sua sconfitta aveva rilanciato la politica moderata di Cavour, grazie alla quale parte dell’Italia centrale è annessa. I democratici allora decidono di approfittare di questo momento favorevole, di cavalcare l’onda.
Garibaldi sente che è il momento buono per agire, anche perché è aiutato dalla massoneria e dall’Inghilterra. L’Inghilterra infatti ha molti interessi economici nel Regno di Napoli, ma ultimamente i rapporti con i Borboni si sono guastati e quindi appoggia l’obiettivo di Garibaldi Questi organizza una spedizione, che assomiglia a quella di Pisacane, ma meglio organizzata e con più aiuti. Ha con lui 1080 volontari, soprattutto del nord, un po’ meno del centro, ancora meno del sud Italia, sono combattenti delle guerre del 1848 e del 1859, sono studenti, insegnanti, artigiani, operai, nessun contadino (non sono interessati, hanno altri problemi). Indossano una camicia rossa. Vittorio Emanuele II ha simpatia per Garibaldi (certo non per Mazzini) e con Cavour sta a guardare cosa succede.
I Mille partono da Quarto, in Liguria il 5 maggio 1870 e sbarcarono a Marsala, in Sicilia. Penetrarono nell’interno suscitando l’entusiasmo dei Siciliani, alcuni dei quali si unirono a loro. A Calatafimi Garibaldi si proclamò dittatore (=che assume pieni poteri) in nome del re Vittorio Emanuele II. Quando i garibaldini arrivarono a Palermo gli abitanti insorsero e scacciarono insieme l’esercito borbonico.
Poi però comincia qualche problema. I contadini sfruttati dai proprietari terrieri si fidano di Garibaldi e pensano che lui farà giustizia e farà la distribuzione delle terre. A Bronte, però, i contadini in nome di Garibaldi fanno una strage e uccidono molti nobili. Qualche giorno dopo Garibaldi mandò Nino Bixio, il suo luogotenente, a riportare l’ordine, anche perché i proprietari gli fanno capire che a loro va bene mandar via i Borboni, ma non accettano le sollevazioni popolari. Nino Bixio arresta e fucila i rivoltosi, molti sono arrestati. Intanto arrivano altri volontari e Garibaldi sconfigge nuovamente i Borboni a Milazzo. Lascia la Sicilia e va in Calabria. Anche sul continente Garibaldi vince ed entra trionfalmente a Napoli.
A questo punto Vittorio Emanuele e Cavour capiscono che devono prendere la situazione in mano e così l’esercito piemontese si muove, va verso le Marche e sconfigge le truppe borboniche e pontificie. Vengono così liberate anche le Marche e l’Umbria e al papa resta solo il Lazio.
A Teano, vicino Caserta, Vittorio Emanuele II e Garibaldi si incontrano e l’eroe dei due mondi consegna al re tutte le terre conquistate. L’iniziativa democratica a questo punto non ha più speranze e si passa ai plebisciti, dove le popolazioni dei vari Stati scelgono di annettersi al Piemonte.
Il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia. Mancavano Venezia, Trento, Trieste e il Lazio. Due mesi dopo muore Cavour.




QUI FINISCE IL PROGRAMMA DI QUEST'ANNO

mercoledì 12 maggio 2010

LEZIONIE DEL 10/05/2010

CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR


Camillo Benso conte di Cavour, piemontese, nobile, proprietario terriero, è stato un grande liberale moderato e un abile (=capace) diplomatico. Era stato in Francia e in Inghilterra. Di quest’ultima apprezzava lo sviluppo economico e le istituzioni politiche liberali che ne avevano fatto una nazione forte. Voleva applicare il modello inglese al Piemonte.
A partire dal 1849, quando finisce la guerra contro l’Austria, domina per un lungo periodo la scena politica piemontese o come ministro o come presidente del Consiglio, cioè capo del governo. Il suo obiettivo non è la repubblica, non è il suffragio universale, non è l’unità d’Italia (obiettivo troppo alto, bisognerebbe dichiarare guerra all’Austria, che ha il più potente esercito europeo, e al papa).
Cavour realizza delle riforme, come l’abolizione della tassa sul grano, potenzia la produzione del riso, costruisce strade e canali, aiuta lo sviluppo dell’industria.
Nel 1852 il ministro Siccardi propone delle leggi che puntano alla laicizzazione dello Stato piemontese, cioè all’indipendenza delle istituzioni politiche dalla Chiesa: abolizione del diritto d’asilo (il diritto d’asilo era la possibilità di sfuggire alla polizia rifugiandosi nelle chiese o nei conventi), abolizione del foro ecclesiastico (=tribunale della Chiesa, che giudicava i preti, le suore e i monaci che commettevano un reato). Cavour appoggiò le leggi Siccardi, dimostrando così di avere idee avanzate. Il suo motto era “libera Chiesa in libero Stato”, cioè la Chiesa ha il diritto di professare la sua fede, ma lo Stato deve poter fare la sua politica in modo indipendente dalla Chiesa.



LA GUERRA DI CRIMEA


La Crimea è una penisola del mar Nero. Lì moriranno moltissimi giovani soldati piemontesi, anche a causa dello scoppio di un’epidemia di colera.
Cosa ci facevano i Piemontesi in Crimea?
La Russia voleva avere uno sbocco verso il Mediterraneo e arrivare sul mar Nero voleva dire avvicinarsi ad esso. Dichiara guerra alla Turchia, perché quelli erano territori turchi. Questo tentativo di espansione russa spaventa le potenze europee, così l’Inghilterra e la Francia si alleano con la Turchia. Anche Cavour decide di partecipare alla guerra di Crimea, perché pensa che, terminata la guerra, sul tavolo delle potenze vincitrici potrà portare la situazione italiana. Infatti nel 1856 al Congresso di Parigi Cavour fa presente la drammatica situazione dell’Italia e sollecita i sovrani ad intervenire loro per non lasciare in mano ai rivoluzionari e al popolo la soluzione del problema.



I PATTI DI PLOMBIERES


Due anni dopo Cavour stipula i patti di Plombieres (pronuncia plombièr) con l’imperatore Napoleone III (Luigi Napoleone, aveva fatto un plebiscito sulla sua nomina ad imperatore e il popolo maschio aveva votato per il sì; così Napoleone III fonda il secondo impero). Per arrivare ai patti di Plombieres Cavour si era servito di tutti i mezzi, compresa una bellissima donna italiana che lo convince ad aiutare l’Italia. Secondo questi patti se l’Austria avesse dichiarato guerra al Piemonte, la Francia avrebbe aiutato il Piemonte. In cambio la Francia avrebbe avuto Nizza (dove era nato Garibaldi), la Savoia (da cui veniva la famiglia regnante piemontese) e un aiuto a costituire uno staterello nel centro Italia da dare ad un parente dell’imperatore.
Dopo i patti di Plombier un mazziniano un po’ estremista, Felice Orsini, cerca di ammazzare Napoleone III, perché aveva distrutto la Repubblica Romana ed era un traditore della repubblica; Orsini viene condannato a morte, ma questo fatto avrebbe potuto far ripensare Napoleone sui patti. Cavour riesce a ribaltare la situazione, facendo capire all’imperatore che la situazione in Italia può diventare pericolosa anche per l’Europa, se non si cerca di prendere la situazione in mano e liberare l’Italia dagli Austriaci.





CARLO PISACANE


Nel 1853 a Milano c’era stato un altro moto mazziniano, finito male. A Mazzini cominciano ad arrivare delle critiche.
Carlo Pisacane è un mazziniano perché lotta per la repubblica e perché crede nel popolo e nella lotta armata. Mentre Mazzini, però, è contrario al socialismo perché questo si basa sulla lotta di classe che divide il popolo, e lui vuole il popolo unito, Pisacane pensa che affinché cambi davvero qualcosa per i poveri, devono cambiare i rapporti sociali. I contadini hanno bisogno della distribuzione delle terre, perché solo così potranno non essere sfruttati e migliorare la propria vita. Pisacane fa parte del socialismo risorgimentale.
E’ un ufficiale dell’esercito borbonico, legge Mazzini e vari testi rivoluzionari, che lo portano a cambiare. Nel frattempo si innamora ricambiato di una donna sposata con figli (a quei tempi i matrimoni erano combinati, quindi spesso infelici). Pisacane abbandona l’esercito per le sue idee, lascia il regno di Napoli e la donna lo segue, lui rischiando la fucilazione come disertore (=chi abbandona l’esercito) e lei di finire sotto processo per adulterio. Vivranno sempre in esilio in grande povertà a Parigi e a Londra. Mentre è in esilio, nel 1857 gli arrivano notizie (gonfiate) che nel sud Italia la situazione è prerivoluzionaria, cioè che si è pronti per una rivoluzione. Pisacane lascia la sua donna, torna in Italia e organizza la spedizione (=spostamento di numerose persone con scopo di conquista) di Sapri, località al confine tra la Campania e la Basilicata. Parte con i suoi seguaci da Genova, arriva a Ponza (isola laziale) libera dei prigionieri politici e non, e in trecento si dirigono a Sapri. Qui pensano di attirare dalla loro parte i contadini. In realtà quando sbarcano e cominciano ad avanzare nell’interno si diffonde la voce che stanno arrivando trecento delinquenti pericolosi. Ci sono vari scontri contro i contadini e contro le truppe borboniche e Pisacane si suicida sul campo per non farsi prendere.

Garibaldi, mazziniano e repubblicano, dopo la spedizione di Sapri ha la conferma che i moti mazziniani non portano a nulla. Abbandona allora la pregiudiziale (=un’idea, una condizione irrinunciabile, in questo caso o repubblica o niente) repubblicana, pensa che è meglio fare l’Italia come si può, quindi anche monarchica. Fonda la Società Nazionale, un’associazione che ha l’obiettivo di raccogliere fondi (=soldi) e organizzare i patrioti per l’unificazione, anche sotto una monarchia costituzionale.

venerdì 7 maggio 2010

LEZIONE DEL 03/05/2010

L’ITALIA E LA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA (1848-49)


In Italia si chiede l’indipendenza, l’unità, la costituzione, la democrazia, qualcuno anche la repubblica.
Con il primo moto rivoluzionario del 1848 si ottiene dal re piemontese Carlo Alberto la costituzione, chiamata Statuto albertino; lo imitano il granduca di Toscana, il re di Napoli e , più avanti, Pio IX. Queste costituzioni mettono fine per un po’ all’assolutismo in questi Stati.



Le cinque giornate di Milano


A Milano nel gennaio del 1848 c’è lo sciopero del tabacco, si decide cioè di non fumare perché il tabacco era monopolio (=il solo produttore è lo Stato) dell’Austria. A marzo arriva la notizia che a Vienna è scoppiata una rivoluzione e il cancelliere (=ministro) Metternich è stato cacciato. Approfittando dei problemi che l’Austria aveva al suo interno scoppia una rivolta, nota col nome “le cinque giornate di Milano”. Si crea un governo provvisorio, ma intanto gli austriaci si organizzano nel quadrilatero formato da Mantova, Peschiera del Garda, Verona e Legnago. A questo punto i Milanesi chiedono aiuto al re del Piemonte. Carlo Alberto tentenna, poi si decide a dichiarare guerra all’Austria. Non lo fa per sentimento patriottico, ma per la speranza di annettersi una regione ricca come la Lombardia. Nel frattempo insorgono (=fanno una rivoluzione, un’insurrezione) anche Brescia e Venezia. In aiuto dei Lombardi mandano le loro truppe Pio IX, il re di Napoli e il granduca di Toscana, ma soprattutto partono tanti volontari, anche i garibaldini.
Ci sono alcune vittorie, ma i volontari vengono utilizzati poco e male dalle truppe regolari, che non li apprezzano. Pio IX riceve le minacce dell’Austria e quindi ritira il suo aiuto militare. Si arriva allora alla sconfitta di Carlo Alberto a Custoza e quindi all’armistizio, cioè ad una tregua, ad una pausa della guerra.




Ripresa dell’iniziativa democratica


A questo punto riprende forza l’iniziativa democratica, visto che l’intervento del re del Piemonte voluto dai moderati non aveva ottenuto risultati: Carlo Alberto era stato per un po’ indeciso, avevano utilizzato male i volontari, Pio IX si era ritirato. I democratici, che contano sul popolo e non sui sovrani, fondano due repubbliche democratiche (che prevedono il suffragio universale): la Repubblica Toscana (dove era stato cacciato il granduca) e la Repubblica Romana, una delle esperienze più alte e generose del Risorgimento.



La Repubblica Romana


Il papa è stato cacciato, viene formato un triumvirato (=composto da tre uomini), di cui fa parte Giuseppe Mazzini. Anche Garibaldi difende la Repubblica Romana. Viene scritta una costituzione che è molto più avanti dello Statuto Albertino e che prevede la distribuzione della terra ai contadini. Dopo pochi mesi, però, nella primavera del 1849 arriva l’esercito francese a rimettere il papa sul trono. Il Presidente della Repubblica nata dalla rivoluzione Luigi Napoleone, nipote di Napoleone, manda il suo esercito a sconfiggere una repubblica nata da una rivoluzione.



Fine della prima guerra d’indipendenza


Garibaldi abbandona Roma con alcuni suoi fedeli e con sua moglie incinta. Cercano di raggiungere Venezia, perché nel frattempo Carlo Alberto, spinto dai democratici, ha ripreso la guerra contro l’Austria, ma viene sconfitto nuovamente a Novara. Abdica (=si dimette) e diventa re Vittorio Emanuele II (che farà l’unità d’Italia). Gli Austraci accettano la resa, non costringono Vittorio Emanuele a ritirare lo Statuto, mentre invece hanno ritirato (=tolto) le loro costituzioni Pio IX, il granduca di Toscana (che è ritornato) e il re di Napoli.
L’ultima a resistere è Venezia, che si arrende nell’agosto del 1849, anche per un’epidemia di colera. Intanto nelle valli di Comacchio Anita si ammala e muore.

Conclusione della prima guerra d’indipendenza, basata soprattutto sull’iniziativa democratica: nulla, salvo una cosa lo Statuto albertino. Da qui riprenderà l’iniziativa moderata.

LEZIONE DEL 26/04/2010

MAZZINI E GARIBALDI


La Giovane Italia organizza dei moti, ma anche questi finiscono male. Nel 1833, in Piemonte, partecipa ad uno di questi Giuseppe Garibaldi. Garibaldi era nato a Nizza, che allora era italiana. Il moto viene sventato (=non riesce neanche a svilupparsi), lui riesce a fuggire e viene condannato a morte. E’ chiamato l’eroe dei due mondi (il mondo nuovo, l’America; il mondo vecchio, l’Europa), perché scappa in America latina e partecipa con generosità alle lotte rivoluzionarie dei popoli latino-americani contro la Spagna. In America conosce Anita, che sposerà e da cui avrà dei figli (uno lo chiamerà Menotti, in ricordo del carbonaro Ciro Menotti).
Nel 1848 gli giungerà la notizia che, come in tutta Europa, anche in Italia c’è una rivolta. Garibaldi torna in Italia, dove lotterà per l’indipendenza e l’unità d’Italia in modo straordinario.
In questo periodo si vanno affermando le idee socialiste. Mazzini non è socialista, il suo motto è infatti “Dio e popolo”, e il popolo non è fatto da una classe sociale, ma da tutte, mentre i socialisti si rivolgono soprattutto alla classe operaia. Inoltre i socialisti credono nella lotta di classe, mentre Mazzini afferma che la lotta di classe divide il popolo, che invece deve essere unito per lottare contro il nemico, che è l’Austria e i sovrani assoluti.
Comunque Mazzini non è indifferente alla questione sociale, infatti partecipa alla Prima Internazionale a Londra. Inoltre è uno dei fondatori delle società di mutuo soccorso (mutuo= reciproco, scambievole; soccorso=aiuto). In Italia non c’è Stato sociale, lo Stato non si interessa della malattia e della vecchiaia. Vengono così create le società di mutuo soccorso, che intervengono dando dei soldi se qualcuno rimane ferito sul lavoro e non può più lavorare. I soldi erano versati dai lavoratori stessi.
Garibaldi è più vicino di Mazzini al socialismo, perché è vicino alla povera gente. E’ meno intellettuale di Mazzini, non è un filosofo, è soprattutto un uomo d’azione, di passioni, un grande generale.



I LIBERALI MODERATI FEDERALISTI: GIOBERTI


I moderati cercano soluzioni diverse dopo gli insuccessi mazziniani.
Tra i moderati c’è Gioberti, sostenitore del federalismo, dottrina politica favorevole alla federazione degli Stati: unione di Stati che obbediscono a un governo centrale per gli interessi comuni, e che sono autonomi per gli interessi locali. (Ci sono sia moderati sia democratici che sostengono il federalismo, infatti ci sono monarchici federalisti, così come repubblicani federalisti). Gioberti voleva una federazione di monarchie sotto la presidenza del papa.
Scrive un saggio “Primato morale e civile degli Italiani”, cioè superiorità spirituale e civile degli Italiani, superiorità dovuta al fatto che la penisola è sede del papato. Il suo pensiero prende così il nome di neoguelfismo (=nuovo guelfismo).



I LIBERALI DEMOCRATICI FEDERALISTI: CARLO CATTANEO


Carlo Cattaneo è un federalista democratico. Era contrario sia alla monarchia sabauda (=dei Savoia, qualcuno infatti cominciava a pensare a un’Italia unita sotto i Savoia, perché casa regnante “italiana”) sia al papato, voleva una federazione repubblicana.



PIO IX


Accade qualcosa che sembra dare ragione a Gioberti.
Nel 1846 viene eletto papa Pio IX, che avrà il più lungo pontificato della Chiesa, di quasi 32 anni. E’ l’ultimo papa ad avere il potere temporale.
Appena eletto, grazia (=perdona e libera) alcuni prigionieri politici. Inoltre crea una consulta (=organismo di consiglieri, che consigliano il papa) laica, mentre prima era formata da preti. Infine rende meno severa la censura sulla stampa. Questo crea un entusiasmo generale e il neoguelfismo vede in lui il papa capace di guidare una confederazione (=federazione) di monarchie.

mercoledì 28 aprile 2010

LEZIONE DEL 19/04/2010


I MOTI DEL 1820-21
I moti del 1820-21 scoppiano in tutta Europa. L’origine è in Spagna, dove si era combattuta una lunga guerriglia contro Napoleone e le idee della Rivoluzione, ma alcune idee erano penetrate.
Nell’America latina (o America del sud), che era sotto la dominazione spagnola, scoppiano dei tumulti contro la Spagna. Si decide di mandare dei militari spagnoli a sedare questi tumulti, ma i militari si ribellano e chiedono la costituzione. Il moto viene però sconfitto.
Il secondo luogo dove scoppiano i moti è il Regno delle Due Sicilie. Scoppiano rivolte anche a Palermo e i Siciliani vogliono dividersi dal resto del Regno. Anche questo moto viene sconfitto.
Scoppia una rivolta anche nel Regno di Sardegna , dove i carbonari erano in contatto con l’erede al trono, Carlo Alberto, che sembrava simpatizzare con i liberali. Carlo Alberto, però, li tradisce e vengono tutti incarcerati. (Carlo Alberto, chiamato “re tentenna”, cioè indeciso, concederà una carta costituzionale, lo Statuto Albertino, che poi diventerà la prima Costituzione italiana).
Nel Regno Lombardo- Veneto, Silvio Pellico partecipa ai moti, viene scoperto, lo condannano a morte, poi a 20 anni di galera dura in Austria. Quando esce scrive “Le mie prigioni”.
Questi moti in Italia non daranno nessun risultato, mentre in America latina cominciano le rivoluzioni che porteranno all’indipendenza dalla dominazione spagnola. In Europa la Grecia si libera dalla dominazione dei Turchi.


I MOTI DEL 1830-31
Nel 1830-31 i moti iniziano in Francia, dove alla morte di Luigi XVIII era diventato re il fratello Carlo X, che, al contrario di Luigi, voleva tornare all’assolutismo. Scoppia così la rivoluzione, detta Rivoluzione di Luglio, e fu proclamata la Monarchia di Luglio, che va oltre la Restaurazione. Diventa sovrano Luigi Filippo d’Orleans, meno rigido di Carlo X.
Moti scoppiano anche in Polonia (divisa tra Russia e Prussia), che spera in un appoggio della Francia. Questo appoggio non c’è e invece intervengono i Russi. Il ministro degli Esteri francese, alla domanda sulla situazione in Polonia durante la dura repressione russa, risponde: “L’ordine regna a Varsavia”, frase che da allora sta ad indicare l’indifferenza dei governi di fronte alle repressioni attuate negli altri Paesi.
In Italia il capo dei moti carbonari è Ciro Menotti, che lotta per la formazione di un regno indipendente con capitale Roma. I carbonari contavano sull’appoggio del duca di Modena, Francesco IV. Quando, però, sta per scoppiare il moto, Francesco IV si spaventa e fa arrestare i ribelli. La rivoluzione scoppia lo stesso e si formano dei governi locali. Il governo austriaco allora interviene, Ciro Menotti viene impiccato e i suoi compagni esiliati.
Conclusioni dei moti del 1830-31: la Francia ha sconfitto il tentativo di Carlo X di ristabilire l’ancient regime e ha dimostrato che le idee liberali sono ancora vive.


IL RISORGIMENTO
Nel Risorgimento italiano ci sono:
 i liberali moderati, che vogliono una soluzione moderata, che è quella che trionferà: monarchia costituzionale e suffragio ristretto. Il loro metodo è la diplomazia, il cercare l’appoggio dei sovrani.
 i liberali democratici lottano per la repubblica e il suffragio universale. Il loro metodo è la rivoluzione armata. Tra questi c’è Giuseppe Mazzini.


GIUSEPPE MAZZINI
Giuseppe Mazzini, genovese, era inseguito da tutte le polizie d’Europa, perché considerato un terrorista pericoloso. Visse soprattutto in Svizzera e a Londra.
Aveva molto carisma (=capacità di avere una forte influenza sulle persone) e molti giovani lo seguirono entusiasti. Da giovane era un carbonaro, ma ad un certo punto si rende conto dei suoi limiti, soprattutto della segretezza.
Gli obiettivi del suo programma:
 indipendenza dell’Italia
 unità
 repubblica
 democrazia
 eliminazione dello Stato Pontificio e del potere temporale del papa.
Questo fa di Mazzini un radicale. Fonda un’organizzazione “La Giovine Italia”, “giovine” perché formata soprattutto da giovani, e perché aveva come obiettivo la creazione di un’Italia nuova.
Mazzini, che è anche filosofo, ha una concezione spiritualista e finalistica.

Mazzini, che è anche filosofo, ha una concezione spiritualista e finalistica. Il suo motto (=frase che descrive gli obiettivi di un gruppo) è “Dio e popolo”. Mazzini fa riferimento a un dio, che non è quello cattolico, ma è uno spirito superiore. In questo segue il pensiero di Hegel, filosofo spiritualista tedesco, il quale afferma che “ciò che è razionale è reale”, ciò che è spirito, che è anche ragione, deve diventare necessariamente realtà, e “ciò che è reale è razionale”, perché la realtà è frutto dello spirito, della ragione.
Secondo Mazzini, quindi, c’è un dio che ha un piano, un progetto che riguarda i popoli, e poiché “ciò che è razionale è reale”, questo piano sicuramente verrà realizzato. Lo scopo dei popoli è quello di migliorare il mondo e per far questo devono innanzitutto liberarsi dalle dominazioni.
Fonderà poi “La Giovane Europa”, perché tutti i popoli devono partecipare al miglioramento della società.

sabato 17 aprile 2010

LEZIONE DEL 12/04/2010



LA RESTAURAZIONE IN ITALIA


Anche l’Italia subisce un trattamento duro dal Congresso di Vienna: viene divisa in tantissimi staterelli, suddivisione che è uno dei motivi del blocco dello sviluppo economico (le altre cause sono il fatto che i borghesi erano pochi, che molti italiani erano contadini e che c’era un’aristocrazia oziosa. Per tutti questi motivi la rivoluzione industriale in Italia ci sarà solo alla fine dell’1800).
Il Congresso inoltre fa in modo che tutti questi staterelli sono direttamente o indirettamente sotto l’Austria (anche la Germania è divisa, ma almeno non è sottoposta a dominazione straniera).
L’Italia viene così suddivisa:
 regno di Sardegna, composto da Piemonte, Sardegna e Liguria, e governato da una casata del posto, i Savoia, fedelissimi al Congresso Di Vienna. In questo regno il clima è piuttosto repressivo.
 regno Lombardo-Veneto, composto da Lombardia, Veneto, Friuli e Trentino sono sotto il diretto controllo dell’Austria, quindi degli Asburgo. Questa amministrazione è efficiente (per riforme, agricoltura, strade, nuove tecniche), è un regno non chiuso alle novità culturali.
 ducato di Parma e Piacenza, che viene assegnato a Maria Teresa d’Austria, moglie di Napoleone. Qui il clima era discretamente buono e si stava abbastanza bene.
 ducato di Modena, che viene dato ad un parente dei regnanti austriaci, qui il clima è pesantemente repressivo e poliziesco.
 Stato Pontificio, che comprendeva il Lazio, le Marche, l’Umbria e le Legazioni Pontificie in Romagna (perché i legati erano i delegati del papa-re).
 granducato di Toscana, assegnato ad un granduca imparentato con l’Austria. Il clima qui è abbastanza buono, con un clima culturale discretamente brillante.
 regno delle Due Sicilie, lo Stato più grande, con capitale Napoli. La famiglia regnante quella dei Borbone, casata franco-spagnola. Comprende Puglia, Calabria, Basilicata, Campania, Sicilia. C’erano poca libertà e tanta arretratezza.


LE SETTE SEGRETE E LA CARBONERIA

Non si poteva fare politica liberamente e nacquero così in tutta Europa delle organizzazioni contro la Restaurazione, le sette segrete. In Italia la più importante era la Carboneria, chiamata così perché aveva adottato il linguaggio dei carbonai, cioè di quelli che vendevano il carbone. Ne facevano parte militari e in minor numero borghesi e aristocratici illuminati.
I carbonari avevano l’obiettivo di combattere l’assolutismo ed ottenere una costituzione che limitasse il potere del re.
Il fallimento dei loro generosi tentativi rivoluzionari è dovuto anche ad alcuni limiti:
 eccessiva segretezza che impediva la propaganda
 incapacità di individuare spie della polizia
 scollegamento tra le varie organizzazioni che non agivano con un piano nazionale
 mal riposta fiducia nei sovrani. Ad esempio, nel 1820-21, durante i primi moti carbonari (=sommosse), il re si spaventa, promette la Costituzione, i carbonari si fidano, ma il sovrano si fa aiutare da altri re e poi perseguiterà i ribelli.
Il Risorgimento, che è il lungo processo che porterà all’indipendenza e all’unità d’Italia, secondo alcuni inizia proprio con i moti carbonari, secondo altri col pensiero di Mazzini.

martedì 19 maggio 2009

STORIA: LEZIONE DEL 13/05/09

Martin Lutero



Monaco tedesco, animo tormentato (tormento=preoccupazione molto forte e che dura a lungo).
La predicazione di Lutero fa tanti seguaci e spacca in due i cristiani. Nonostante questo lui muore nel suo letto.
Perché, visto che invece morirono tanti eretici, come valdesi, catari e dolciniani?
Perché Lutero ottiene l’aiuto dei principi tedeschi (la Germania era divisa in tanti principati governati da principi laici o da vescovi), soprattutto del principe di Sassonia. Lutero fu scomunicato, ma lui bruciò pubblicamente il documento.Viene chiamato a Roma, capisce che se va non torna più. Allora il principe di Sassonia, d’accordo con lui, finge un rapimento, lo porta nel suo castello e gli offre la sua protezione contro il tribunale dell’inquisizione.
Perché i principi tedeschi proteggono Lutero, ma non gli altri eretici?
A Roma stanno costruendo la basilica di S. Pietro e ci vogliono tantissimi soldi. Il pontefice (=papa) ha un’idea: la vendita delle indulgenze (=cancellazione delle pene che seguono ad un peccato, per sé o per un un’altra persona morta), cioè si danno le indulgenze dietro pagamento di denaro. Quindi molto denaro dalla Germania (e non solo) va a Roma, anche perché da Roma arrivano in Germania dei monaci per vendere le indulgenze. I principi tedeschi allora pensano che se tanti soldi dei loro sudditi vanno a Roma, loro non potranno chiederne molti con le tasse. Ecco perché difendono Lutero (anche se forse qualcuno di loro è convinto veramente della sua predicazione).
I principi protestano contro Carlo V, che è cattolicissimo ed è contro Lutero, gli chiedono di diventare luterani. Questo è il motivo per cui i luterani vengono poi chiamati protestanti. Allora scoppia un conflitto, che finirà nel 1555 con la pace di Augusta, con la quale i principi (solo i principi, non i sudditi) potevano decidere quale religione seguire.

La dottrina di Lutero
Lutero decide di denunciare la corruzione della Chiesa di Roma (=papa + curia, cioè corte del papa) e inchioda sulla porta di una cattedrale (=chiesa) tedesca le sue tesi, chiare e precise. Questo è l’altro motivo per cui la sua dottrina (=teoria religiosa) ebbe tanto successo. Gli altri eretici infatti avevano fatto una critica alla Chiesa di Roma di tipo moralistico, accusavano Roma di essere corrotta e troppo ricca. Il papa però poteva rispondere che lui e i suoi fedeli erano uomini, che quindi potevano sbagliare, che era vero che la curia romana era come una corte principesca, ma fra i cattolici c’erano uomini come S. Francesco.
Lutero, invece, critica Roma non solo sul piano moralistico, ma anche sul piano dottrinario, facendo riferimento ai testi sacri.

[La Bibbia si divide in due parti: Vecchio Testamento e Nuovo Testamento. Nel Vecchio Testamento si parla di fatti avvenuti prima della nascita di Gesù, nel Nuovo dalla nascita di Gesù. Ovviamente i Vangeli sono nel Nuovo Testamento.]

Lutero dice che nei quattro Vangeli:
 non si parla di un papa, Gesù non ha mai detto che voleva una Chiesa con a capo un papa a cui bisognava obbedire;
 non c’è scritto niente sui sacerdoti (=preti), cioè di persone con l’obbligo del celibato (=di non sposarsi). Secondo Lutero siamo tutti sacerdoti. Questo si chiama sacerdozio universale. I protestanti, infatti, non hanno sacerdoti, ma pastori. I pastori studiano di più le sacre scritture rispetto agli altri, ma si sposano, fanno figli e fanno da guida ad una comunità, non hanno autorità sui fedeli;
 non troviamo nulla sulla confessione e su altri sacramenti, tranne due: il battesimo (Gesù si fa battezzare da Giovanni Battista) e la comunione (nell’ultima cena Gesù spezza il pane, dà il vino e dice “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”). Sulla confessione lui afferma che non bisogna dire i propri peccati ad un sacerdote, ognuno può parlare a Dio direttamente.

Per parlare direttamente con Dio (secondo Lutero non è giusto avere il culto dei santi o della madonna, non sono neanche loro mediatori tra noi e Dio), bisogna conoscere e quindi leggere le Sacre Scritture. Queste erano state tradotte dal greco (lingua in cui erano state scritte) al latino e quindi potevano leggerle solo poche persone. Così Lutero traduce le sacre scritture in tedesco, così che tutti i suoi seguaci possano leggerle e capirle. La traduzione viene anche stampata.
Un’altra questione importante è la giustificazione, cioè come saremo giustificati e quindi salvati da Dio dopo la nostra morte. Perché Dio deciderà di salvarci o no? Per la nostra fede o per le nostre opere, per ciò che abbiamo fatto? Su questo argomento cattolici e protestanti litigheranno per secoli. Secondo i cattolici nelle sacre scritture si afferma che la fede da sola non basta, bisogna anche fare delle cose giuste, come aiutare i bisognosi. Se aiuto gli altri, ma non credo in Dio, lo stesso non sarò giustificato e salvato da Dio. I luterani credono invece che le opere non servano a niente, ciò che è importante è la fede.
Lutero parla di predestinazione, cioè che noi siamo giustificati o dannati quando nasciamo. Noi uomini siamo liberi di scegliere il bene o il male, ma Dio lo sa già alla nostra nascita, ecco perché siamo predestinati.


La rivolta dei contadini
In quel clima di grande cambiamento, i contadini che erano molto oppressi da tante tasse, tante corvée (c’era una tassa anche per accendere un fuoco in casa), formano un esercito, credendo che Lutero li aiuterà. Questo esercito, formato da migliaia di uomini, assalta castelli, uccide signori. Era guidato da Munzer, che voleva eliminare le ingiustizie sociali in nome dell’uguaglianza dei cristiani.
Lutero, però, difende l’autorità dei principi. Questi formano un esercito meno numeroso, ma sicuramente più abile, e i contadini vengono sconfitti.

Diffusione del protestantesimo
I luterani si divideranno dalla Chiesa di Roma con uno scisma.
In Germania circa metà cristiani divennero luterani, gli altri rimasero cattolici. I luterani si diffusero soprattutto nel nord Europa.

Calvino
Calvino è un riformista svizzero. Crede molto nella predestinazione e per lui se una vita va bene economicamente, affettivamente…., vuol dire che Dio è dalla nostra parte.
Il calvinismo si diffuse, oltre che in Svizzera, in Francia, dove i calvinisti vengono chiamati ugonotti, in Scozia e nei Paesi Bassi.